PER BIMBA & BIMBO
[oh mio babbino caro…]
Risorgi stanotte, oh notte, dai meandri neuronali in cui nascosta stai a volte, in offuscato sabotaggio di memoria mi offuschi i ricettori emotivi: risorgi notte a volte dai miei stellari nodi del dimenticare, dalle praterie sterminate velate di fosforo che nel verde ottico ancora riemergono a tratti /// FISSA SELETTIVO L’ORIZZONTE REMISSIVO CHE SENTE SETE SE TI PENSA /// Lui resta fermato in questo quadro: lui resta ibernato in questo tempio: che resti lui ubicato in queste tempie: che resti sua figlia in sempiterno: che le sia il processo evolutivo una gran festa che nella testa io sento che lo amo /// FISSA BEATA LA GIOIA A TE DATA DI VENIRE DA UNO DEI SUOI SEMI /// Io lo amo perché mi genera di nuovo, io lo amo perché conserva severo la beatitudine del latte, io lo amo perché lui da me si rigenera te bimba, io lo amo perché vinta sarà la battaglia delle nostre scure lancette se tutta te sarai per sempre innamorata dello scorrere dei tuoi due anni, come adesso io lo sogno in apprensione/// adesso che s’è sciolta la tensione, adesso che la tensione si scioglie in una schiera di voltaggio, adesso che noi tremanti ci siamo baciati al chiuso di una fotografia… (tu sei sua, lui è mia, lui è tuo, lui è mio, tu sei lui, lui son io)
NICOLETTE
[carica di umidità]
Nicolette in piedi dietro una porta di luce accecante; se ne percepiscono netti i contorni; con voce atona proferisce memorie a ritroso:
<<Alla frontiera di Finisterre non serviva passaporto, l’oceano verdastramente schiumava, i miei occhi provavano difficilmente a brillare. Mi baciò in un anfratto della stazione, forse Brest, forse Valencia. La passeggiata lunga e sfiancante sotto un cielo ghiacciato, parlando di fratelli, figli, mogli che non dimenticavamo. Le campane di St. Mary si perdevano nell’aria. Avevamo chiuso il cancello dopo un giorno e una notte spesi a bere sabbia franta dalle nostre bocche rispettive. Non avevo ben riempito la sua tazza di tè, se ne lamentava. La sua valigia piena di riviste, una camicia di porpora, forse un libro col mio passato scritto a mano in semplici sillabe. Pioveva e non andammo a trovare la bambina. La mia settima connessione di corpo sbiadì miseramente, sfiancata attrice da fotografarsi sul letto, nuda nonostante una sciarpa nera sul pube appoggiata mollemente. Ho amato innocentemente il suo profilo adolescente. Mi chiese di baciarmi nelle luci troppo alte della cucina. Aveva gli anni di un Cristo risorto. Le mie forme appoggiate sul sedile, il treno in movimento, le mani nervosamente tremanti in gesti qualunque. Avevo interrotto la mia morte alla stazione, dopo una corsa frenetica sotto grandine battente.>>
La porta si richiude violentemente; la luce continua a filtrare attraverso gli stipiti; sulla porta vengono proiettate alcune scene da “Viale del Tramonto”.