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29/06/2004

OEDIPUS QUEEN

O mio furbo Euforbo, zietto tutto rattrappito in seggiolino! boccaccia in derisione, a volte, quando al cigolar dell’onda mi sospingo: nel pensier mi stingo! il rosso mio cardinalizio è un orifizio da cui provien memoria. /// Ginnasta università quella troia di mi’ ma’: mi pà l’avea un sì grossolan’arnese ch’a più riprese la stanò dalla sterpaglia: fu ella puella generativa, restrittiva madre sempre attenta alla cucina, Agata recisa offesa scarnificata dall’acida mia suzione di bambina, delle mammelle privata madre, funesta madrina/// l’umanità tutta s’attuzza alle sue gonnelle. /// l’arnese è spirito santo. io canto ///

 

lo vidi sì potente e con terrore:

adesso ch’ogn’altrui arnese addento

non pavento quel lavorìo di vento

ch’orar egli me chiede in tutte l’ore

 

/// stirpe marinaia e d’acquazzurra, scoperta che procedo errante in quest’andazzo: e che cazzo! Provo sollazzo s’egli mi piglia tutto nella bocca, se figlia in fogli quel lucor che scocca da quel suo mare dentro e poi risacca fin dentro l’antro inferno delle cose: fioriscono le rose dagli sterpi suicidati in quella valle: di sperma così si riempiono le palle.

 

(su questo schiumoso catino, su questo lavabo-lavandino dove sciacquo le padelle, Esther Williams risorge venerea dalle polle e iridata mi sommerge di dixan piatti in bolle)

postato da: atarax7 alle ore 19:25 | link | commenti (49)
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26/06/2004

NIGHT OUT

Ho imparato molto durante questa notte. Qualche minuto fa una ragazza americana mi ha detto: "Sai, mentre ero nella toilet della pizzeria una ragazza mi è passata davanti. E' uscita fuori senza tirare lo sciacquone e mi da detto <>. Non capisco l'usanza tutta italiana di lasciare qualcosa da bere nelle toilet". La panza su cui ero seduto al ristorante era esattamente davanti alla vetrata. Un ragazzo che parlava al cellulare si è fermato guardando la sua immagine riflessa, il suo doppio narciso e noi, dalla nostra posizione strategica lo osservavamo mentre si aggiustava bellissimo i capelli. Sasha dice ha provato di tutto. Sasha si chiede che sapore abbiano le mie labbra. Sasha non mi conosce, di me non sa niente. E' a suo agio nel locale. Conosce un ragazzo sordomuto e altri e diversi ragazzi che non disdegnano di aspirare dalle sue mani. Sasha non sa che a 15 anni io non pesavo solamente 95 chili ma quotidianamente mi scarnificavo i polsi pregando laicamente che una pietosa Madonna delle Lacrime recidesse insieme al mio sangue ogni aspettativa di vita oltre le 460 lune. Sasha non conosce i miei poemi e i fonemi oscuri dell'autosadismo. Sasha non sa che dietro il grano che non muore dei miei riccioli biondi si nasconde un sanguinario assassino che mi spia la bocca e pianta un coltello all'interno delle biglie colorate che ruotano dentro le mie orbite. Due birre, un cocktail, spezie ridotte in cenere attraversano i bronchi come polline primaverile soffiato da un vento fin troppo discreto. Il barista preferisce mia madre. In questa città, di notte, gli uomini vagano solitari, siano essi modelli in fintaplastica dagli interni cavi sia priapeschi frustrati aneddoti umani che si spostano da un'osteria all'altra in attesa di una compagnia che non è incrociabile sui tavolini, nè sul bancone, nè nel golfino blu di quel ragazzo che è appena entrato e che ogni tanto ci fissa. Conto 120 secondi mentre continuo a fissare il tassametro che corre. Le campane non suonano: stamattina, passando accanto alla chiesa di Marignolle ho visto un pellegrino che si fermava a bere alla fontana e con un sortilegio bofonchiato e furfante progettava un incesto e un omicidio. Tornano a casa, la notte, nei pressi di Piazza Kennedy, ho rallentato fra gli alberi del viale per vedere se qualche ragazzo crepuscolare attendeva di barattare un piacere con pochi spiccioli. La strada era deserta e avevo un po' di timore nel rientrare. Oramai, di là dal ponte, nessuno agitava più le mani. Quattro precisi minuti.

postato da: atarax7 alle ore 04:38 | link | commenti (20)
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