Mentre corre a perdifiato per i Lungarni, delle voci oscure gli sussurrano continuamente nella testa le medesime parole "E' morto, è morto... L'Amore non è mai esistito, solo una convivenza, un condividere l'affitto, uno scambio di favori". Dicono che le rose migliori crescano nei cimiteri. Se è vero che un amore reciso sanguina come una rosa decapitata, che sangue sia. Lui corre a casa. Non riesce a piangere, non si ricorda neppure perchè dovrebbe piangere. Sua madre si sveglia chiedendosi cosa sia successo. Lui non sa spiegare, lui implora un'iniezione di Valium. Suo padre gliene pratica due. Sua madre intanto cerca delle chiavi, non riesce a trovare il suo mazzo. Lui si preoccupa. Il Valium, intanto, non fa effetto. Allora tanto vale cercarle, quelle chiavi. Lui scende in cucina. Non ricorda di preciso dove si trova, non si accorge di avere indosso solo le mutande: lui deve cercare le chiavi che la mamma ha perso. O forse le ha perse lui? La puntura di Valium non fa effetto. Allora apre il primo cassetto sotto il forno dove scalda le merendine del Mulino Bianco, il forno preso con i punti. Afferra un coltello con la mano destra, si taglia il polso sinistro. Poi impugna il coltello nella mano sinistra e fa la stessa cosa col polso destro. Intanto l'altro è arrivato a casa. Non sa perchè l'ha fatto. Forse perchè la doppia puntura di Valium non fa effetto. Allora si rinchiude in bagno. Spenge la luce. L'altro è alla porta, non capisce. Lui sta nel buio del bagno, la schiena appoggiata alle piastrelle, i polsi che sanguinano, il pavimento che non si allaga, il Valium che non fa effetto. Lui vede la luce filtrare da sotto la porta. Sente la voce dell'altro che discute con suo padre e sua madre. Sente la luna piena scottargli le meningi. E i polsi alleggerirsi. E il Valium scorrere finalmente nella sua muscolatura e la luna rimpicciolirsi, e svanire l'immagine del locale fumoso, della panchina di pietra in piazza Santa Croce, lui vede scomparire il venditore di rose, scomparire la bionda che beve al bancone del bar, liquefarsi gli occhi del dj con la maglietta dei Cure, lui vede sciogliersi come il ghiaccio nel whisky la preoccupazione della ragazza che vive sulla collina, vede svanire in una nuvola di fumo le sentenze di quel padre che non crede nell'amore. Si ricorda che l'amore non esiste, sì, ma esiste la vita. Qualcuno lo sorregge mentre entra in salotto, mentre l'altro lo abbraccia come niente fosse successo, l'altro gli prende i polsi, l'altro gli bacia i polsi e le rose più luminose fioriscono rigogliose da quei tagli.

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Oh mio bell’oleandro velenoso, arbustose mazzate di San Giuseppe, donde rimane quel padre perduto all’ombra della chiesa mattonata? Mattanza indesiderata se Ettore non soccombe, se Achille in pensione adesso specula dubbioso sul futuro, se solo Patroclo è morto fetuso. Oh vetusto amor d’onirica ispiratio, la ratio tua di lingua che tutto mi leccava l’uccellino, battesimato a mollo nel lavandaro catino, gemellino d’una volta e di tanto tempo che dura e rimistura, mistifichi tu il bello? Gemellato fratello tu bello mio specchioso arnese, hai pretese tu di concimare il passato? (modular con quiete): lo sono stato.

Così fra cuginetti: e il Matteo e l’Andrea gli erano bambini e andommo tutti nella casa di lui quando gli stava ne’ pressi della pineta e fu tutto un gran ghignare, fu assaggiar la masturbatoria gloria, fu schizzo e compromesso di sesso, fu il pizzo da pagar per lavorare, la tangente secante fra le mie mutande

Avvenne poi sì grande strupo? Fui forse pupo inginocchiato pronto a prendere la gioia del creato oppure immusonito desiderante adolescente, poco accorto al corpo, residente consenziente dentro e solo la sua mente? Ma figurassi: e credeo che scopare volesse di’ ddare i’ccencio ’n terra.

