Una palma sulla sinistra
oscilla impercettibilmente
anche se non c’è vento.
Il branco ciabattante è contento:
in bermuda fosforescenti
non ha presentimenti.
E’ alto due metri
corre più veloce di Mennea
tremendo come Scilla e Cariddi messi insieme
con la precisione di un’atomica perpendicolare
viene dal mare.
Qualcuno dica
a quell’imbecille in piedi
con la telecamera
di smetterla di filmare
e scappare.
Proseguendo a nord lungo la costa occidentale si incontra un promontorio. A causa della sua posizione (una sorta di penisola rocciosa) l'intera regione è spazzata dal vento: accade quindi che al suo interno il clima sia mite mentre, superato lo sperone di roccia, la temperatura si abbassi improvvisamente.V'è, in questa suggestiva località, una colonia sorta alla fine del secolo scorso: ritrovo estivo di giovani cittadini attirati dall'amenità del paesaggio che usano trascorrere la giornata compiendo gite, a piedi o con l'ausilio di imbarcazioni rese disponibili dai portuali di Santa Cecilia, da una parte all'altra del promontorio. Pochi di loro ormai sono a conoscenza del percorso detto "del greco": un sentiero costeggiato da filo spinato che, dalla prossimità del porto di Santa Cecilia, attraversa longitudinalmente il promontorio immettendosi, attraverso un corridoio scavato all'interno della parete rocciosa, direttamente sulla strada che porta alla chiesa di Santa Maria del Faro. Fu costruito da un fuoriuscito verso la fine dell'ultimo conflitto bellico affinchè i coloni potessero più facilmente tornare al porto e da lì rincasare attraversando le solitamente mosse acque di Santa Cecilia. Per effetto del vento che soffia da occidente, a tutt'oggi è possibile ascoltare, percorrendo il sentiero, il suggestivo "canto": il fenomeno acustico, che ricorda il pianto di un portuale, è ancora udibile per i pochi coloni che a tutt'oggi si avventurano lungo quel sentiero che conserva una soprannaturale fama.