Sono sulle sue tracce da mesi. La prima soffiata si rivelò infruttuosa: il benzinaio di Marshall, Minnesota che ho pedinato per una settimana intera si è rivelato proprio chi sosteneva di essere, un uomo qualunque con un passato qualunque, nato e vissuto nel solito posto. Peccato. Età e corporatura corrispondevano. Adesso siamo sulla pista giusta. Tre giorni fa, una telefonata. Un uomo, dall'altro capo, parla con una voce leggermente contraffatta, mi dice che l'uomo che sto cercando si trova a Providence, nel Rhode Island e si fa chiamare Terence Fairbanks. Ci mettiamo immediatamente in marcia. Dovrebbe avere 45 anni, se i nostri dati sono esatti. Capelli castano chiari, occhi verdi, un metro e settantacinque di altezza. E' probabile che abbia mantenuto il suo fisico asciutto. Sono quattro mesi che vaglio ogni possibile pista. Quattro mesi da quando il mio capo è entrato nel mio ufficio con una foto in mano ordinandomi: "Trova quest'uomo". Kip Noll, classe 1985. Fu il primo di una serie di biondi tipi da spiaggia che durante gli anni 80 incarnarono il sogno erotico di milioni di pornoamatori gay. Una brillante carriera come performer hardcore per la Higgins Adult Films, nel 1977 la sola (allora) casa di produzione di loop pornografici gay nell'area di Los Angeles. Il suo "talento" lo rese popolare, un'icona del porno. Lo ricordano attorniato di fans sul Sunset Strip, ormai non più libero di rimorchiare per strada senza essere riconosciuto. Poi, nel 1984, la decisione di non lavorare più nell'industria del porno. Ho intervistato alcuni suoi colleghi. Jack Wrangler lo ricorda con un misto di affetto e rimpianto. "Un attore formiiidabile!" squittisce sentendo il suo nome "nessuno come lui sapeva farti sentire a tuo agio!". Gli chiedo se sa dov'è adesso. "No, gioia, non ne ho la minima idea", risponde. Insisto: ricorda forse qualche dettaglio che possa aiutarmi a rintracciarlo? "Non mi stupirebbe se fosse morto... all'epoca, nel giro, girava molta droga, malattie... Lui poi era un tipo tosto, ci andava giù pesante" Non speravo più di trovarlo vivo: un bello e dannato, un superdotato dissoluto, un divo del porno che preferisce bruciare che spengersi lentamente. E poi telefonano dal Rhode Island, dicono che hanno visto l'annuncio, mi parlano di un meccanico che vive da quelle parti, età e descrizione conincidono. Di lui non si sa molto. Solo dove vive. Nulla del suo passato. Sembra sia una persona che non parla molto. Ho noleggiato una tuta da operaio del gas. Telefonato avvisando del mio arrivo, la scusa: sembra ci sia una perdita in zona. L'ha bevuta. Ho una microcamera nascosta nel berretto. Una più grande nella finta cassetta degli attrezzi. Poco lontano, nel furgone, due complici registrano immagini e audio. La porta è quella. Un edificio di periferia. Una casa qualunque in un quartiere qualunque. Scala 3. Sul campanello c'è scritto T. Fairbanks. Suono. L'uomo che mi apre indossa un accappatoio. Entro in un salotto che sa di frittelle all'anice e beacon fritto. Sono le otto e un quarto di mattina e la cicatrice sul suo sopracciglio destro non lascia dubbi: sono davanti a Kipp Noll, star epica e dimenticata dell'era d'oro del porno omosex. C'è un tavolo accanto alla finestra dove qualcuno sta facendo colazione. La mia telecamera riprende ogni dettaglio. Un'aria di frittura da breakfast proteico american style, scrumbled eggs e succo d'arancia. Qualcuno dice: "E' soltanto l'uomo del gas. Su, ragazzi, sbrigatevi, farete tardi per il pullman". Cinque ragazzi di età assortita frai diciotto e i cinque anni mangiano intorno al tavolo. La loro madre gli esorta a finire mentre loro padre apre ignaro ad un finto operaio.

"Fuori nevica"
"Eh? Eh, sì, come no, già, giusto, nevica... Cosa?" L'aria è limpida come in una cartolina illustrata. Il cielo bianco si sgretola come polvere di gesso, cocaina che scende allagando il suolo asciutto. Bene, me lo ero ripromesso: se mai nevicherà lascerò tutto quello che sto facendo e me ne andrò a fare una passeggiata fuori. La prima cosa è cercare di rientrare nella calzamaglia (non ho certo intenzione di uscire con un semplice paio di jeans): c'è uno sbrego evidente nel cavallo e un lardarello ciccioso fa capolino, guardandomi come se volesse dirmi: "e io?" Jeans imbottiti. Una maglietta di finto velluto, acrilico puro, effetto sauna. Doppi calzini. Il golfino più pesante. Sciarpa. Ricordarsi di connettere le orecchie con l'ipod. Nina Simone, ovvio. Scarpe stile Frankenstein, con carrarmato sottostante. Guanti... ho preso tutto? E in testa che mi metto? Di certo non prendo l'ombrello, questo è poco ma sicuro, altrimenti tanto varrebbe stare in casa... C'è questo colbacco comprato a Sanpietroburgo nel 1998, mai messo. Può andare. Sembro uno stalinista impazzito ma tanto fuori non c'è nessuno. Buffo come tre spruzzi di neve facciano sparire i fiorentini... Non è male dopotutto. Intono uno dei miei blues preferiti. Tanto già nevica. Non sono esattamente fiocchi ma batuffoli farinosi. Il suolo è acquoso. Un po' ghiacciato, di quel ghiaccio impastato con lo sporco, marroncino leggero. Infilarsi in un bar. Uno qualsiasi. E' la cioccolata più buona che abbia preso da sei anni a questa parte. Amore, se fossi qui, ne sono sicuro, andremo al piazzale a tirarci le palle di neve. Due bambini deficienti, 60 anni in due. Un giorno, sì, sarà come fuori da quel cafè, con il cielo che sembra immobile come una tela intonsa in attesa del colore e tutto il tempo del mondo a nostra disposizione, sui canali, il porto di Amsterdam.