
Confuso dalle note che lo traghettavano in una semi-coscenza fatta di veglie snervate e riverberi improvvisi alle mascelle e lungo l'avambraccio, consumava la sua tazza di tè con dolcificante ormai deciso dall'idea indiscutibile di una dieta a base vegetale. Lui stesso una pianta, s'accorse ch'era quasi primavera e sentì il calore dalla terra dove aveva cresciuto paziente le sue varie radici. Provò a tuffarsi nella tazza, un infuso di zizzania che sfrigolò nel suo cervello in un fraseggio inconsueto. <<Deve essere un cominciamento>>, pensò chiudendo negli armadi il complesso inferiore grande come una coperta elettrica. Ma la coperta usciva fuori dall'anta intransigente, rifiutava la chiusura, non adempiva alla sua funzione contenitiva. Si disse che era un cominciamento e non trovò ragioni per quel suo commosso cinguettìo. La dimenticanza dei dolori del parto sparì di fronte agli occhi senza difesa, assonnati del primo bocciolo. Qualcuno nel condominio incidentato tamburellava la voce nel cortile, ripetendo e modulando frasi che lo riguardavano da vicino. Sedendosi come una vecchia che beve jin e canta il blues sul portico di casa, iniziò a fumare una sigaretta solitaria e meditabonda.
Al circolo “Poppies & Ducks” di via Claudio Villa 8, sono tutti col fiato sospeso davanti al maxischermo posizionato al fondo della sala. La più anziana sferruzza avidamente per stemperare il nervosismo pensando che quando c’era Nilla le cose erano completamente differenti. Si stava meglio quando si stava peggio e oh! come lavava il sapone di Marsiglia, meglio del Dash! Quando c’era lui, poi, i treni arrivavano in orario. Dalla radiolina sintonizzata su Radio2 qualcuno ha saputo dell’eliminazione di Nicola Arigliano. “Certo che Cutugno ha una faccia da coglione”. Aggiustandosi il ciuffo mechato e accavallando le gambe, una schampista di provincia fa pubblicamente i complimenti alla leonina acconciatura di Marcella Bella. Poi chiedono la linea dal tg. L’aereo è un falco bianco che plana minaccioso sull’aereoporto. C’è l’esercito in divise differenti che aspetta vicino alla pista d’atterraggio. La bara è avvolta dal tricolore. Qualcuno, che è appena arrivato pensa che ci starebbe bene un mazzo dei tipici fiori della riviera, sopra. C’è quell’uomo che mette le mani sulla bara. Nell’aria migliai di sms fluttuano nella notte decretando la vittoria di Renga mentre la vedova è sostenuta da due uomini, dietro al feretro, la sua testa accasciata su una spalla, sembra cercare il suolo, la terra, forse vorrebbe seguirlo. Si riaccendono le telecamere in sala. Prosegue la diretta e Francesco Renga, dopo il minuto di silenzio, intona le parole di “Angelo”. C’è chi pensa che sia tutta una montatura, che sia stato procurato un cadavere per mettere alla folla radunata di materializzare psichicamente l’istanza emozionale del ritornello. “Guarda cosa fanno per vendere i dischi!”. C’è chi pensa invece che quella bara sia una tragedia. Oppure solo un difetto, un’interferenza, un incidente di percorso. Ce ne dovevano essere due.