

Ieri, approfittando della mia assenza, sei salita in mansarda adducendo come scusa che dovevi sistemare degli asciugamani in bagno e hai rivolto la parola al mio fidanzato. Tua sorella aveva un tumore al seno e tu la invidiavi. Quando vostro padre è morto ha lasciato tutto a lei. Provi un risentimento abissale nei suoi confronti. Immagini tua sorella con un tumore ma ricca, mentre tu sei costretta a lavorare come donna delle pulizie per la mia famiglia, da circa 22 anni. Mi hai visto crescere. Mi hai visto piangere. Hai assistito al mio delirante desiderio di togliermi la vita. Mia nonna, in punto di morte, mi confessò che avevi rubato dei soldi dal portafoglio della mamma. A tutt'oggi la mamma non ne vuole sentir parlare. La nonna Giuliana non potevi sopportarla. Forse ti dava fastidio che fosse una persona accomodante e intraprendente nonostante l'età e gli acciacchi. Quando nacque Andrea, mio fratello, tu, che madre non sei mai stata, ti perdesti immaginando che quella creatura fosse uscita dal tuo ventre. Lo coccolavi. Gli preparavi la pappa. Sai, i bambini sono destinati a fallire contro i rivali. E' già massacrante dover sopportare l'idea che tua madre non è tua e che le sue attenzioni non sono soltanto per te ma anche per tuo padre, il tuo rivale in amore. Andrea, l'altro rivale piccolo, indifeso, coccolato, io non l'ho mai potuto soffrire. Mi ha rubato qualcosa. Mia madre abbandonò la sua brillante carriera per "curarsi della famiglia". In realtà lo fece perchè non si fidava del tuo morboso attaccamento a lui. Ancora oggi, che lui ha diciotto anni, lo chiami "cucciolo". Ieri, vigliaccamente, approfittando del fatto che io ero momentaneamente fuori, hai detto al mio fidanzato che sono cattivo. Che mio fratello ne ha subìte tante da parte mia. Una volta -è vero- avevo dodici anni e già prendevo il Serenase, volevo strozzarlo. Aggiungi che non basterebbe una vita per ripagare cucciolo per la disparità secondo te tutta a mio vantaggio che ha subìto da parte dei miei genitori. Ti identifichi con mio fratello che è quello che, a mio confronto "non ha avuto niente". Mio fratello per te è una proiezione di te stessa. Vuoi rimediare a quello che è successo con tuo padre. Io sono tua sorella malata e secondo te il trattamento che mi hanno riservato è eccessivo, permissivo, sono un ragazzo cattivo e viziato. Tu hai idea del perchè entrai volontariamente in coma all'età di 14 anni? Non te lo sei nemmeno domandato: l'importante era proteggere cucciolo da quella situazione pericolosa, stare attenti che non gli facessi male. Tu hai idea di quanto male ho dentro io? Ho pianto. non mi immaginavo che tu arrivassi a dire certe cose di me. I miei genitori non ti licenzieranno perchè secondo loro pulisci bene. Io trovo invece che tu sia come la Morte che rende i corpi perfettamente immobili e gli svuota di vita. E' quello che tu fai ogni volta che pulisci un bicchiere o lustri un angolo qualsiasi di questa nuova casa sfarzosa ed enorme che tu sei fiera di pulire, perchè ti piacciono le cose belle. Ti illudi che siano tue perchè ne hai cura. In realtà, se io potessi, venderei quasi tutto questo ciarpame di uova Fabergèr, di Lalique, di argenti e ebani, di piatti ricamati d'oro. Terrei solo quei sei bicchieri colorati, il primo servito di bicchieri importante della mamma. Terrei il calamaio di tartaruga. Il vaso liberty bianco e rosso scuro perfu un regalo di mio padre a mia madre. Per te queste cose hanno un prezzo. Sei preoccupata che, in uno dei miei attacchi, io possa spaccare le vetrine. O, peggio ancora, rompere un piatto del servito. Tu ami questi oggetti, li veneri, con invidia, perchè desideri ardentemente che siano tuoi. Il feticismo che nutri per queste sante reliquie del benessere mi disgusta. Non spolveri i miei comodini. Dici che ci sono troppi libri. Credo sia un fatto che ti disturba. Ti sei comprata il cellulare, stesso modello di quello della mamma. Le copi il taglio dei capelli, compri gli stessi vestiti: solo che, vedi, mia madre per quanto ridicola che sia con uno stretch di paillettes, riesce ad entrarvi in un modo invidiabile. Tu lo riempi immediatamente facendoci passare solo un braccio. Quando imiti mia madre mi fai ridere. Un mulo bardato da cavallo. Per quanto tu possa infiocchettarti nel suo medesimo modo resti sempre una brutta copia, grottesca, ridicola. Non hai personalità. Ti illudi di saper accudire qualcuno come una tata. No, sei una donna delle pulizie. Mia madre mi ha chiesto di limitare le mie effusioni con Maurizio perchè le dava fastidio che tu lo venissi a sapere. Sono gay ma se dormo col mio uomo devo scappare dal letto prima che tu entri. Io sono gay e tu sei la donna delle pulizie di una felice famiglia che ha accettato e accolto con gioia il fidanzato del figlio. Ma tu lo sai benissimo. Tu lo sai che sono gay perchè non avresti mai scelto di parlare con un mio semplice amico in quel modo. Vuoi sceditarmi ai suoi occhi. Lui qui è mio ospite, per te. Non puoi permetterti di fare questo. Ogni volta che verrà l'idraulico avvertirò, ad alta voce, in modo che tu senta: "Stia attento dove lascia le cose, sa' abbiamo una domestica che ruba". Passerò con le suole smerdate di cacca di cane quando tu finirai di passare il cencio. Vomiterò sulla moquette e tu dovrai ripulire. Premerò le mani su ogni vetro appena li avrai lavati. Ti farò trovare nel bucato le mie mutande sporche di diarrea. Farò delle sfuriate contro di te ogni volta che non troverò un foglio lasciato sulla mia scrivania. Tu non sei Mary Poppins. Lascia in pace la figlia di Maurizio. Preferirei che avesse come tata Marylin Manson, piuttosto che te. Tu sai uccidere lentamente. Come in Rebecca, la prima moglie, film di Hitchcock, tu sei la signora Danvers, spettro nero che ha il compito di preservare la memoria della padrona morta. Sei Miranda di Manuela. Non ti accorgi che anche mio fratello non ti sopporta. Ma lui fa buon viso a cattivo gioco perchè non ama farsi i panini da sola e poi gli piace il tiramisù che fai. So farglielo anch'io. Non ha bisogno di essere protetto da me. Mio fratello è un aiuto e un sostegno irrinunciabile per me. Ma tu hai paura. Paura che l'ago della bilancia non stia al centro esatto e che penda tutto verso di me. E il "tuo cucciolo"? Quel cucciolo è mio fratello, e tu non sei la sua tata. Sei una donna di "fiducia" che deve stirare, lavare, passare l'aspirapolvere, pulire bagni, cucina, camere da letto, eventualmente cucinare se serve. Per questo ricevi una bella somma esentasse ogni mese. E aumenti e gratifiche. Il tuo lavoro finisce lì. Non devi prenderti cura di nessuno di noi. Non ne abbiamo bisogno e non lo vogliamo. Se c'è un ospite che si ferma a dormire ogni tanto a casa mia, in camera mia, tu dovrai solo rifare il letto ed eventualmente, se ti fa schifo, andartene. L'accezione di TATA implica una persona affettiva, un'istitutrice per bambini. Tu non lo sei. Il termine "governante" non è il tuo perchè io e la mia famiglia governiamo la casa in democrazia. Ti diciamo noi se andare a fare la spesa e cosa comprare, se capita, non sei tu a decidere cosa mangiamo e non vogliamo nè le tue torte nè la tua frutta per regalo. Non sei un'amica di famiglia: per me non sei un'amica, sei colei che mi fa sentire la brutta copia di mio fratello. Chiamarti per nome e darti del tu fu un errore. Non sei una "persona di famiglia". L'unica cosa che ti lega alla mia famiglia è uno stipendio. Fai la "collaboratrice domestica". Torna ad adorare e maniacalmnete pulire ogni cosa di casa. Fallo bene. Noi siamo persone. Non osare mai più passarci il tuo velenoso vetril addosso. Non azzardarti mai più a prenderti troppe confidenze.