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20/01/2006

FIORINI, PROSCIUTTI, INGIUSTIZIE

 

ori2

Qualche giorno fa qualcuno mi nomina la Fallaci (lo so, lo so, è un argomento da non aprire, un tabù: però un tempo anche parlare della mia omosessualità era un tabù per me e poi ho finito col rendermi conto che non era tanto spiacevole nè parlarne nè praticarla...). Che sa usare la scrittura l’ho detto? Sì, l’ho già detto. Ma a 77 anni, dopo averne spesi più o meno 55 (credo) a scrivere articoli, reportage, romanzi, prose varie autobiografiche e non, se non fosse capace di usare la parola scritta sarebbe proprio un’imbranata eccezionale... Credo si possa giustificare il fatto che un ragazzino un po’ estroso blateri su un blog per esercitarsi a formular discorsi, in fondo non fa nulla di male. Ma scrivere un articolone sul Corriere della Sera, pubblicarlo in volume vendendo milioni di copie per poi aggiungere altri due capitoli che vendono altrettanto è cosa diversa. Presuppone una capacità diversa. Ora leggo su Repubblica (versione cartacea del 19 gennaio c.a.) che vogliono assegnarle il Fiorino d’Oro. Altra premessa: anch’io ho vinto il Fiorino d’Oro. Anzi, meglio, il Fiorino d’ Argento (per la poesia) mi sembra nell’edizione 1999 o 2000. Non mi ricordo molto bene. Il premio consiste in una patacca di ferro con un giglio sopra e, a sentire Palazzo Vecchio, è un riconoscimento prestigiosissimo. Io però non andai mai a ritirarlo nonostante mi fosse arrivata lettera prestampata a casa. Mi avevano assegnato il terzo posto al concorso di poesia nazionale Città di Ripardella nello stesso periodo. Era un terzo posto, è vero, ma ti davano un intero prosciutto e potevi partecipare ad un pranzo conviviale insieme al Sindaco, alla presidentessa della Giuria (che era la maestra delle elementari, una bella signorona con un vestito rosa che sembrava Miss Piggy) e alla Giuria stessa (che erano qualcosa tipo il postino, il prete, la proprietaria della cartoleria). Di un fiorino in similplastica non sapevo che farmene. Il prosciutto invece mi piace. Poi Ripardella era carina, ambiente familiare, gente semplice, non sofisticata. Nessuno si è mai sognato di chiedersi come mai non fossi andato a ritirare il fiorino silver-plate in Palazzo Vecchio e nessuno si sognò mai di venire a casa mia a consegnarmelo. Perchè adesso qualcuno dovrebbe volare fino a New York per fare una cosa simile? Temo che qualcuno nell’amministrazione comunale della mia città abbia deciso di farsi le ferie in USA spesate dai cittadini. Perchè poi assegnare questo prestigioso surrogato dell’Academy Award a Oriana Fallaci? Mi dicono: perchè ha suscitato un dibattito intellettuale importante. Ok. Ci mancherebbe altro che non fosse così. Importantissimo. E molto più che un dibattito. Direi un vespaio. E non l’ha suscitato, l’ha provocato. E’ giusto criticare (cioè: mettere in crisi) le cose. Solo analizzandone i molteplici aspetti le possiamo capire. Ma lei ha fatto un’operazione ulteriore: ha criticato la crisi. E’ come dire crisi al cubo. Avevamo noi italiani bisogno di una voce che ci dividesse ancora? Non eravamo già abbastanza divisi fra comunisti e fascisti, etero e omo, rasta o calvi, pro o contro aborto, disposti a un colloquio con l’Islam o del parere che “quei merdaioli devono tornare a casa loro”? Io l’Inno di Mameli non lo so a memoria. L’Oriana Fallaci si, a quanto dice. Sono andato su www.innodimameli.it e me lo sono riletto. C’è un brano che dice “Noi fummo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popoli, perché siam divisi. Raccolgaci un' unica bandiera, una speme: di fonderci insieme già l'ora suonò”. C’era davvero bisogno, per aprire un dibattito intellettuale e stimolare l’opinione pubblica, di dividere l’Italia (e qualche altra nazione) in pro-Fallaci o anti-Fallaci? Non stavamo messi maluccio già prima? Ok, il mondo è bello perchè è vario e ognuno la pensa a modo suo. Va benissimo. Ma se proprio vogliamo dare un premio a qualcuno, non sarebbe (forse) più sensato assegnarlo a qualcuno che, invece di dividere, unisce? Che sia difficile trovare i candidati, è un dato di fatto. Ma è altrettanto vero che qualcuno adesso si accinge a farsi le ferie gratis a New York per dare a lei una patacca di quelle che si trovano nella calza della Befana e nessuno si è mai sognato di venire a bussare alla porta di casa mia (che poi non abito molto lontano da Palazzo Vecchio, intendiamoci) per portarmi una vaschetta di prosciutto. Io ho contribuito all’unificazione del pensiero italiano (difatti a nessuno frega una mazza se le mie poesie sono belle o meno, nessuno si sogna di leggerle e su questo l’opinione mondiale è daccordo, all’unanimità) mentre lei lo ha diviso nettamente e si becca pure la patacca a casa. Ciò mi indigna. Propongo un referendum nazionale che abbia come oggetto: “Favorevole o contrario alla spedizione di una vaschetta di prosciutto San Daniele ad Atarax?” Ho visto la mia città, Firenze, scendere per le strade del centro il giorno del Social Forum e unirsi pacificamente in un’impeccabile manifestazione solamente per stroncare le previsioni fallaciane di disatro cittadino e conoscendo i fiorentini, molti dei marcianti saranno stati anche anti-islamici o pro-guerra ma il desiderio di farla in barba alla Cassandra Rizzoli unirebbe chiunque qui... sì, ecco, almeno quel giorno ha unito un po’ tutti... Ma è stato un giorno solo!!! Io sperimento la fatica di scrivere cose che non piacciono a nessuno tutti i giorni, qui, nella mia mansardina fiorentina, senza un cazzo di editore disposto a spendere due lire per me e nessuno a New York ha ancora pensato di venire a passare una vacanza in Toscana solo per darmi una vaschetta Citterio... Questa si chiama ingiustizia.
postato da: atarax7 alle ore 05:43 | link | commenti (21)
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16/01/2006

AZIONE#7

 

 

 

toosad

 

 

 

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Il lettore fruitore viene invitato a partecipare ad una installazione virtuale multimediale. Una volta caricato il blog il pubblico si troverà di fronte ad una rielaborazione acido-digitale di "I'm too sad to tell you" di B.J. Ader. Sotto all'immagine comparirà il player che ripeterà in loop il remix Azionenumero7, contenente campionamenti da Tori Amos e voci originali. Il fruitore deve guardare intensamente l'immagine ascoltando il brano audio (per far ciò, cliccare sul tasto play del lettore sotto l'immagine, attendere che il file mp3 sia caricato e accendere le casse o le cuffie). L'azione punta a stimolare nel lettore-fruitore-ascoltatore degli interrogativi. La schizofonia sonora suggerisce l'idea di una volontaria non-comunicazione fra diversi aspetti di un self in movimento. Il fruitore potrà poi lasciare un commento che sintetizzi la sua esperienza psicosonora all'interno dello spazio virtuale.

 

postato da: atarax7 alle ore 07:41 | link | commenti (17)
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