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20/07/2006

Lupin

Lupin
"Embè? Che c'è di male? Anche tu rubi tutti i giorni. I download illegali di film porno e discografie che quotidianamente effettui non sono forse dei furti ai danni degli artisti?"
Ti lascio dire. Cercheresti comunque di difenderti, tu, l'inafferrabile, tu, l'incorreggibile, che hai disinnescato il mio sistema di allarme collegato con l'interpol e sei penetrato in casa mia attraverso l'abbaino sul tetto. Non pensavi di trovarmi qui. Nei tuoi piani, questa casa doveva essere vuota. Tutti via a festeggiare il mio compleanno in qualche bel ristorante della costa. E invece è andata male anche a te, Lupin. Perchè il caso ha voluto che non ci fosse niente da festeggiare.
"E perchè mai, sentiamo? La tua famiglia ti ha comprato dei bei regali. Lo so, sono mesi che vi tengo sotto controllo. E tu, sempre alla ricerca di occasioni mondane per riscattare il tuo perenne sentirti una casalinga disperata, perchè mai sei rimasto in città in una casa nel cui freezer c'è solo una confezione di cozze surgelate per di più scadute?"
 Sinceramente, Lupin, non ho nessuna voglia di risponderti.
"Sei qui per rubare o per sottopormi ad un trattamento di psicoanalisi lacaniana?", gli chiedo con stizza, "Sai dov'è la cassaforte, no? Vai e aprila, allora; fai come se io non ci fossi, son troppo incazzato per dare spiegazioni".
"Eh, no, carino, no, non si fa così. Adesso tu mi racconti per filo e per segno come mai alla vigilia del tuo compleanno te ne stai chiuso in casa con 40 gradi all'ombra!"
In fondo, penso, se l'incorreggibile  e l'inafferrabile Lupin vuole saperlo, farei meglio a dirglielo. "E va bene: hai presente il mio ragazzo?"
"Chi, quello alto alto, con la maglietta di paillettes?"
"No, quello è l'amante, idiota. Il mio ragazzo è quello che ieri mattina è tornato a casa sua con una contagiosa malattia infettiva della pelle che usualmente colpisce i bambini di età inferiore ai cinque anni. Quello rasato, con la faccia che sembra il fratellino minore di Freddy Kruger”.
“E tu, quindi, hai deciso in uno dei tuoi attacchi di assolutismo di rinunciare ai festeggiamenti, eh?”
Oh, che sputasentenze di seconda mano che sei, Lupin!
“Se Fujico ti avesse telefonato dicendoti ‘La cosa che mi mancherà di più è la tua faccia quando aprirai i regali’, tu come avresti reagito?” ti dico acido come un limone, sapendo di coglierti nel vivo. Allora taci e abbassi lo sguardo. Forse inizi a renderti conto che esiste un malessere che perfino i ladri gentiluomini possono capire. Poi mi guardi con aria furbetta, ti brillano gli occhi di lampadine e dollaroni:
“E perché non chiami l’amante, non ti fai portare a cena?” Ottima idea, Lupin: in questo modo non solo svaligeresti casa mia ma troveresti anche il tempo di fare una visitina al suo appartamento.
“Un conto”, ti dico, “sono gli amanti che, come credo tu sappia, non incontro mai da solo. Sono comunista, ricordi? Credo nella filosofia della condivisione dei beni e nell’equa ripartizione del piacere. Mi trovo gli amanti per poterne godere insieme al boyfriend. Qui si tratta di qualcos’altro. Si tratta di celebrare ME e i miei 25 anni”.
“Ne compi 27”
“Fa lo stesso. Voglio comunque tutte le persone che mi vogliono bene riunite intorno a me, voglio la torta con 18 candeline e i regali, altrimenti non è un compleanno. Non puoi capire cosa significhi essere nato d’estate, quando i tuoi amici sono tutti in vacanza e solo i nonni ti stanno intorno con una busta in mano. E adesso, di nonni, me n’è rimasto solo uno, rinchiuso in un ospizio, convinto di essere Matusalemme. No, Lupin, questa è un’ingiustizia del destino. Sono un gattino ammalato che vuole leccarsi le ferite da solo, sotto il letto. E adesso, fine della discussione, vai a scassinare quella cazzo di cassaforte e già che ci sei fregati pure quell’orrenda riproduzione di Klimt in chiave naif che sta sul ballatoio: non mi è mai piaciuta”.
Hai un’aria costernata e io mi rendo conto di avere alzato troppo il tono della voce. In fondo sei sensibile e affettuoso, cerchi vanamente di confortare il mio scontroso disappunto.
“C’è qualcosa che posso fare per te?”, mi chiedi. La tua voce ha un tono dimesso e sottomesso. Io sospiro, mi prendo la testa fra le mani. E’ tutto così difficile, lo sai?
“Esci da qui, vai al Pizza Express e rubami un calzone con la Nutella. E mi raccomando le candeline”.
“Quante?”
Sto veramente male.
“Facciamo sedici”.
postato da: atarax7 alle ore 13:58 | link | commenti (32)
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04/07/2006

Dalla Zia

siouxsie

Durante i primi anni '80 mia zia era conosciuta in città come la sosia di Siouxsie Sioux dei Banshees. Pesantemente truccata come cleopatra, immancabilmente vestita di nero, mi accompagnava all'asilo e i miei compagni mi chiamavano "il bambino che viene con la strega". Giocavo con i suoi braccialetti neri di caucciù e con i suoi crocefissi rovesciati. In classe non riuscivo a capire perchè la croce di legno fosse messa nel verso sbagliato. Mia zia torna dalla cucina con due bicchieri di estathè ghiacciato. Come mai mi abbia mandato un sms con su scritto "passa da me dopo pranzo, puoi?" è un mistero. Mia zia adesso si trucca meno ed ha i capelli ben pettinati. Lavora come critico d'arte per un ente privato. Una volta siamo andati insieme ad una mostra e in macchina abbiamo cantato insieme Enjoy the silence che davano alla radio. A Natale le ho regalato una collanina placcata argento con file di teschi miniaturizzati. Lei uno zaino dell'Isola dei famosi. E' per questo che rimango di stucco quando mi dice: "Marco, io credo che tu abbia un problema con la droga". "Eddai, zia, per un paio di canne...!". Lei mi guarda. Detesto quello sguardo. E' lo stesso sguardo che usava quando minacciava di mettermi in castigo, da bambino. "Non mi riferisco affatto allo spipettare maria. E' una cosa normale. Dico solo che temo tu abbia iniziato a farlo solo per fini edonistici". E' partita. Non la sopporto quando fa così. Si alza, va allo stereo, mette un vinile dei Depeche Mode. Enjoy The Silence, ovvio. E' sempre lei. "E quindi, secondo te cosa dovrei fare?". "Marco, tu hai talento ma non sai sfruttarlo. Sono quasi dieci anni che scrivi e guarda: ci hai guadagnato qualcosa? E non osare ripetermi che tu sei un anticapitalista, lo sono anch'io, signorino. E se ti sto parlando è perchè ho intenzione di spronarti a fare qualcosa di più produttivo. Mi sento infinitamente piccolo su quella poltrona. "Di là trovi un blocco di carta gialla della Mead, la tua marca preferita e dieci penne di quelle che non fanno venire i calli alle mani. Adesso io parto per la Sardegna, vado in barca con lo Steve, mi aspetto che al mio ritorno tu abbia almeno terminato una bozza di un ROMANZO DECENTE, altrimenti per Natale ti regalerò un libro di Liala". Words like violence, break the silence. E' ora, mi dico, è ora di disseppellire quel vecchio quadernino tutto scritto in quei dieci meravigliosi giorni ad Amsterdam, tre anni fa. E scrivere. La storia c'è. La trama quasi. La zia lo vuole.

postato da: atarax7 alle ore 13:43 | link | commenti (21)
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