
Così mi sono tagliato i capelli. Era una richiesta: "Non ce la faccio più a vederti con quei ricci tutti scarmigliati, rovinati dal sole, da dopo quel giorno in cui te li strappasti, avevi fra le mani ciocche decolorate..." Una crisi. Può capitare. Un crollo. Succede spesso. Alzi la mano chi non ha mai avuto un piccolo esaurimento, un relapse suburbano, un'aberrazione del pensiero /// Lei ci ha invitati a cena. Sulla veranda, poche zanzare, da lei, sulla collina, fa freschetto. "All'epoca c'era il sequestro Moro. Affrancarsi da una famiglia borghese era più semplice: al ginnasio stavamo con gli universitari, si cresceva presto, ci si faceva una coscienza, ci si schierava, si cercava un'opinione e poi il teatro, la politica, l'iscrizione e la tessera del partito, ero femminista, a mio padre non andava giù ed allora anoressia o bulimia che sia. Poi ci svegliammo all'improvviso in un decennio che più demente non si può..." E noi: "Drive-in, Vamos a la Playa, No tengo dinero, Un'estate al mare, Noi puffi siam così, Joka Juè, Cecchetto, Ivan Cattaneo che canta Polisex...", ce ne usciamo con un vasto, infantile campionario della demenza televisiva che c'ha imbambolati durante i nostri primi vagiti da teledipendenti. E che modo di affrancarci culturalmente potevamo avere noi? Pensiamo al grunge e ai primi dei 90. ma tacciamo. Io non tocco l'argomento se non il giorno dopo, durante una seduta: "E' vero, quella era una generazione che veniva dal benessere", ribatto al mio dottore, "coloro che si ribellavano avevano almeno dei modelli identificativi. Ma io che avevo? A cosa mi potevo aggrappare, io?" C'è un lungo silenzio. E penso che a quel ragazzino di 15 anni che decise di morire converrà erigere un simulacro per memoria. Non solo l'opulenza, non solo ribellione o edipica castrazione complessata. "Il liceo rende liberi": ecco, questo motto sarebbe stato benissimo impresso sulla porta del fiorentino Galileo/// "Ti ricordi come si chiamava?", chiede lui. "Giuseppina Chelazzi", rispondo io.

Cara zia,
so che leggi il mio blog e penso che sia il modo migliore per farti sapere che io, il romanzo che volevi scrivessi quest'estate, in effetti, l'ho scritto. Non è esattamente quello che ti aspettavi, ma... com'è che dici sempre?Le cose -prima di tutto- bisogna sentirsele dentro. Ecco, io, dentro, sento che è il mio romanzo. Per adesso non riesco a scrivere meglio di così. Forse, questo inverno... E' stata un'estate movimentata, questa appena trascorsa. In realtà mi mancano ancora una ventina di pagine. Poi, lo sai, ci sono le solite cose: homeworks, translations, la casa, le brioches, lo psicoanalista, lo psichiatra, il dermatologo, il neurologo, il pusher. Con Mau tutto bene. He's the right man in the right place. Sebbene delle volte sia incazzoso come un gatto anoressico attaccato allo scroto, lo amo e gli voglio bene. Non l'uno senza l'altro. Non è solo sesso o solo passione, c'è dell'altro. Qualcosa di saggio e infantile. E' come per un diabetico sapere che hai l'insulina sempre a portata di mano. E tu? Cosa ascolti adesso?Allegra tutto bene? Quest'estate Puccio ha rotto i coglioni solo una volta. Io ho cercato di colpirlo con un hardisk. Ma adesso sta bene. L'hardisk, intendo. Sentiti pure libera di rispondermi nei commenti. Have a nice time!
M.
ps - Ti piace Tori Amos?