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26/01/2007

postato da: atarax7 alle ore 11:32 | link | commenti (10)
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23/01/2007

christposeDa settimane, prima dell'anno nuovo, le mie dita scalpitano nelle tasche e le unghie smaniano per una tastiera. Ma il divieto è netto e chiaro e per di più esplicito: "Non scrivere di me". E' come dire: puoi fotografare qualsiasi cosa, purchè nella pellicola venga impressionato solo il buio. Pazienza, mi dico, troverò altri metodi. Scriverò in segreto, su un lenzuolo che candeggerò ogni mese perchè non resti traccia alcuna. L'utero di una donna fa questo ogni mese. Parlare d'altro, certo: aggirare gli ostacoli. E' questo che mi manda in bestia: questa cecità dittatoriale, uno scotoma, il non capire che quando tagli la lingua a una verità (seppur malata, distorta, agonizzante, puzzle senza incastri) assisterai inevitabilmente a una cancrena. A una morte purulenta. Lenta e piena di pustole. Fa abbastanza schifo? Rende l'idea? Non è vero che i panni sporchi si lavano in famiglia: è vero che la famiglia produce macchie che nessuno è capace di lavare. E tu puoi stare ginocchioni al fiume col sapone di Marsiglia giorni e giorni a strusciar via il sangue: non verrà via senza l'esplicito esorcismo delle altre lavandaie. Ciò che in fondo mi ha sempre salvato, è il non essere altro che questo: una portinaia che spiffera al citofono le beghe di condominio, una lavandaia spudorata che non si vergogna a lavare la camicia insanguinata davanti agli innocenti. La verità fa male, lo sai. A tutti. No, la Caselli non è stata l'unica. Ma se fosse possibile, in questa roteante lavatrice su cui il sole stende il bianco una volta al giorno, avere il coraggio di essere come i fili dei panni, uniti e compatti di fronte al pubblico ludibrio, secchi e asciutti in un collettivo di biancheria non ancora inamidata, se fosse possibile, dico, esporsi fra chi si espone tutti i giorni e lasciare che la coratella spinata sanguini di fronte agli affamati, ecco, credo che nessuno potrebbe dirci: "Invano essi hanno vissuto". Hai visto come scrivo. Hai visto il ritmo che mi incalzava nelle dita, hai visto l'urgenza di dire tutto e subito, l'ammissione di colpa, la ritrattazione, l'occultamento del cadavere, le prove d'accusa che testimoniavano un'innocenza perduta. E' una possessione, a volte, lo ammetto. Ma altri modi per ottenere lo stesso risultato, ti giuro, ancora non ne ho trovati affatto.

 

postato da: atarax7 alle ore 09:03 | link | commenti (6)
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