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23/05/2007

Questo è per te

gun"Senti, smettila... basta, chiudila qui, non m'interessa più nulla, smettila di fare del vittimismo, la mia pazienza ha un limite". Sì, sono vittimista, caro.  Viene da vittima. E' latino: VICTIMA, VICTUMA, che per gli antichi deriva da VICTUS, vitto, perchè era il cibo offerto agli Dei, o da VINCIRE legare perchè si conduceva VICTA cioè legata al sacrifizio. Ergo, secondo te, a me piace fare questo: darmi in pasto agli Dei, comportarmi come una vacca legata pronta per essere uccisa su un altare. Altra lezioncina di etimo: vittima può anche prender tema da VICTORIA, in quanto si immolava ai numi in ringraziamento di riportata vittoria. Sono la vacca che va in pasto agli Dei per celebrare la tua vittoria. Mi legano, muggisco, mi affettano la testa e il mio sangue sull'ara brilla come corallo impazzito. E mi piace, sì, lo ammetto, mi piace tanto, darmi in pasto agli Dei. E' meglio che essere sbranato da voi due. "non ho ne la voglia ne il tempo di sentire i tuoi discorsi ricordati che le persone non si conquistano facendosi compiangere così si ottiene che ti commiserano (sic), tira fuori le palle, smettila di dire io mi ammazzo io faccio questo io faccio quello, smettila di fare il poeta maledetto vivi nel mondo reale non nella tazza da te di proust" Ti ho già detto che non vali un proiettile. Qualora tirassi fuori le palle, tirerei fuori anche la pistola. Mai stato un poeta maledetto. Ti piacerebbe, forse? Ti rode? Di la verità, eh? Ti piacerebbe fare il poeta maledetto? Oh, beh, io non saprei come fare. Forse tu riusciresti a farlo meglio di me, visto che di maledizioni ne hai accumulate parecchio, ultimamente. Mi limito a mettermi a sedere, ogni tanto, con un foglio e una penna in mano. In genere ciò accade in cucina. Mentre aspetto che bolla la pasta. Oppure sul cesso, dove espleto le mie funzioni corporali. Maledetto, eh? Chissà come mai, ma io mi immaginavo che uno di quelli maledetti bevesse assenzio, scrivesse alessandrini demoniaci e avesse incontri ravvicinati con la bellezza. A me invece piace più focalizzarmi sull'aspetto squallido dell'esistenza. Sulle cose banali. Ecco perchè scrivo di te. "sono nauseato da questa cazzo di storia" Perchè non ti prendi un Plasil? "mi rispodni cose velenose"oh, beh, lo ammetto, sono stato scontato. Avrei dovuto essere più conviviale con la troietta infatuata del mio uomo, avrei dovuto dirle paroline dolci, zuccherose, mielose, avrei dovuto invitarla a casa, preparare un letto matrimoniale, infilarci dentro quell'altro e dirvi: "Fate come se foste a casa vostra! E quando avete finito suonate pure che vi porto il caffè!" ti conviene se sei furbo prendere atto di quello che ti ho detto e credi che le cose andranno meglio fare il depresso non porta da nessuna parte Ed è a questo punto che ti faccio una domanda che non avevi previsto, caro il mio avvocatino del bene impegnato nella caccia alla strega di Biancaneve per avere il Principe Azzurro che, a tuo parere, io tengo rinchiuso nella segreta. Ti chiedo:  ti è mai passato per la testa che io non FACCIA il depresso ma SIA depresso? Ti ho colto impreparato. Forse ne sai qualcosa. Pasticche dai nomi strani, ospedali, case di cura, qualcosa deve esserti giunto all'orecchio. Forse stai pensando che dopotutto la mia vita non è stata una scala di cristallo. Ma te ne può fregare qualcosa? Sei tu che hai dichiarato se una cosa la voglio davvero prima o poi la raggiungo. "può ssere ma non mi importa", rispondi. Non mi aspettavo che te ne importasse. Non io, tu. Non sono un ostacolo, come puoi ben vedere. Non lo sono più. Ci ho rinunciato. Mi ha detto che non è una guerra. Mi ha detto molte cose... E, sai, io ho pensato che per me non c'era posto dentro di lui. E nemmeno dentro di te. Io sono il vittimista velenoso poeta maledetto. Diciamo che mi tengo la casa. Per il resto è tutto tuo. Io devo partire, è tempo di migrare, ho del lavoro da finire ma non qui, non con te e neanche con lui, il caro fedigrafo che domani si vedrà recapitare a casa l'anello con posta celere . Te lo sbologno, con una consapevolezza: Tu, soffrire, non sai cosa significa. Ma mi consola il fatto che lo imparerai prestissimo.

postato da: atarax7 alle ore 01:03 | link | commenti (7)
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21/05/2007

This is it

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Sono circa le tre del pomeriggio quando mi sveglio. Il primo pensiero, forza d'abitudine, "dove sei?" Poi altra mentale paccottiglia stile: "Ma che giorno è?", "Dove sono?", "Che ci faccio qui?" Fuori dalla mia stanza rumori di passi, di oggetti portati per le scale, un martello, incastri. E' lunedì. Nel maniero, il lunedì, è il giorno delle riparazioni. Quando vivevo da solo questo giorno non esisteva. Le cose da riparare restavano tali. Ma non abito più là: qui sono quattro piani, mezzo chilometro quadrato di stanze, marmo dovunque. Prima vivevo in un monolocale e se si macchiava il pavimento ci mettevo sopra un tappeto da cinquemila lire. Necessito caffè e sigarette. Anche del bagno. Apro la porta. C'è un idraulico coi capelli lunghi con un tubo in mano. Un elettricista (ma ce li avrà avuti vent'anni?) che sistema un interruttore. Occhi su di me. "Buongiorno!" Perchè il destino complotta nel farmi sentire una vecchia ciabattante alcolizzata? Perchè mi sento Bette Davis in Baby Jane? Perchè la dolce ala della giovinezza mi spiuma addosso per ricordarmi che io vent'anni non ce li ho più? "La vita fa schifo!" L'ho pensato, ma da come mi guardano devo averlo detto ad alta voce. "E comunque buon giorno anche a voi". Lo specchio non fa altro che confermare il mio stato di cesso assoluto: spennacchiato, cisposo, due borse di Vuitton sotto gli occhi, cazzo, se non avessi le adenoidi probabilmente saprei che puzzo di sudore. Guardo quel riflesso e dico: "Non sei uno studente". Sigaretta. Caffè. Subito. Chissenefrega dell'igiene orale. Dopotutto me lo dici sempre che la mia igiene personale è carente. Il caffè è finito ieri. Le sigarette anche. Le ho fumate tutte mentre dormivi, mentre ero occupato a pensare ad un modo intelligente per procurarmi un bazooka. Bar, subito. Solo quando arrivo alla porta e faccio per uscire mi accorgo che indosso solo una canottiera da bagnino versiliese.

Il bar Puccini è l'ideale per prendere sigarette e caffè. Aperto ogni giorno. Ad ogni ora. Ritrovo forzato delle splendide viados della zona. Gina La Lurida sta all'angolo della piazza con la sua tossicodipendenza da quando sono nato. E' un monumento. Non solo perchè sembra Laura Betti in "Caramelle da uno sconosciuto". Dentro di lei c'è la consapevolezza di un'era che cambia, del continuo mutamento: un tempo è stata una star della contrada. Adesso le "finte donne" fanno troppa concorrenza. E lei sta al bar, fissa, da consigli a tutti, alle marchette, alle trans, ai clienti. "Gesù ciccio, c'hai un'aria da schifo oggi ma i'cchè t'è successo?" Il primo impulso sarebbe quello di ignorarla. Dopotutto non ci siamo mai rivolti la parola prima d'ora. Ma lei mi guarda preoccupata. "Ho solo bisogno di una sigaretta", rispondo io. "No, ciccio, te c'hai l'aria di uno che il pacchetto gliel'hanno rubato!" That's too much for me. My other self, the english one, suddenly comes out. And I say:

E mentre prendo le mie sigarette e faccio per uscire dal bar, trans, ubriaconi, spacciatori e prostitute scoppiano in un applauso fragoroso.

postato da: atarax7 alle ore 18:34 | link | commenti (2)
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